Il sovrallenamento

Scritto da: Redazione Aipt 0
02.11.2014

Quando l’organismo non è più in grado di adattarsi agli stimoli allenanti supercompensando, si va inevitabilmente in sovrallenamento.

troppo-allenamento

In base ai segni che il soggetto presenta in condizioni di forte stress da allenamento, il sovrallenamento può essere classificato come: sindrome di Addison o di Basedow (Israel, 1976).
Che vennero poi distinti in sovrallenamento simpatico per la sindrome di Basedow e parasimpatico per la sindrome di Addison
(Urhausen et al., 1995).

Nella sindrome da sovrallenamento di Basedow o di tipo simpatico si possono riscontrare i seguenti sintomi (Fry, Morton, Keast, 1991; Lehmann et al., 1993; Kuipers, Keizer, 1988):

  • aumento della frequenza cardiaca cardiaca a riposo;
  • ritardo nel ritorno della frequenza cardiaca ai valori di riposo dopo un carico di lavoro;
  • anormali valori di pressione arteriosa;
  • eccitabilità;
  • fatica generalizzata;
  • disturbi del sonno;
  • inappetenza;
  • diminuzione di peso corporeo (perdita di massa magra e massa grassa);
  • sudorazione notturna;
  • aumento della temperatura corporea;
  • tremori;
  • calo della prestazione sportiva;
  • difficoltà di recupero.

Il sovrallenamento di tipo simpatico, solitamente colpisce i soggetti che non hanno una lunga esperienza di allenamento che svolgono attività fisiche di velocità e di potenza.

Nella sindrome da sovrallenamento di Addison o tipo parasimpatico, si possono riscontrare i seguenti sintomi (Kuipers, Keizer, 1988; Urhausen, 1995):

  • facilità eccessiva all’affaticamento;
  • peggioramento della prestazione;
  • bradicardia;
  • sensazione di testa vuota;
  • ipoglicemia durante l’esercizio;
  • depressione;
  • diminuzione dei livelli ematici di adrenalina e noradrenalina, dopo uno sforzo fisico portato fino ai livelli massimali.

Il sovrallenamento di tipo parasimpatico, solitamente colpisce i soggetti con lunga esperienza di allenamento che svolgono attività di resistenza; i tempi di recupero in questo caso possono essere molti più lunghi, rispetto al sovrallenamento di tipo simpatico.
Molti ricercatori, hanno evidenziato attraverso i loro studi, come il metodo di indagine più accurato per differenziare le sindromi da sovrallenamento, sia la misurazione dei livelli: di cortisolo, di catecolamine, di testosterone, di insulina e di GH, durante le prove da sforzo.

Per limitare la possibilità di incorrere in una sindrome da sovrallenamento, è necessario che periodicamente si svolgano delle fasi di scarico dall’allenamento, indicativamente ogni 3-4 settimane di carico di lavoro.
Lo scarico può essere attivo, dove si abbassano i volumi di lavoro del 30-50%, mantenendo gli stessi carichi; o in alternativa mantenendo lo stesso volume, si possono ridurre i carichi fino al 60-65% di quello massimale.
Lo scarico passivo, consiste invece nell’astenersi totalmente dall’allenamento, è una modalità molto più efficace per i soggetti che hanno delle grosse difficoltà di recupero, come gli ectomorfi; è comunque utile in tutti i casi, effettuare uno scarico passivo, ogni due o tre mesocicli di lavoro intenso.

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