plicometriaLa scorsa settimana abbiamo parlato della differenza che c’è tra il perdere peso e il dimagrire, questa volta vediamo qual è uno dei mezzi più utili a disposizione del personal trainer per valutare quali sono i progressi nella composizione corporea dei clienti, vale a dire la plicometria.
La plicometria non è l’unico mezzo per compiere una valutazione della percentuale di grasso, è però il metodo più veloce ed economico che un buon tecnico può utilizzare per monitorare l’andamento nella perdita di tessuto adiposo dei clienti.
La valutazione della composizione corporea con la plicometria, è largamente usata anche in campo medico per individuare le classi di popolazione più a rischio verso l’insorgenza di alcuni tipi di patologie, a tal proposito alcuni studi hanno evidenziato, come un accumulo di grasso corporeo a livello addominale, possa predisporre verso l’insorgenza di disturbi metabolici e malattie cardiovascolari (Bjorntorp, 1985).
Quindi al di là dell’obiettivo puramente estetico, tenere monitorata la percentuale di grasso attraverso la plicometria, può essere utile per valutare quali sono i rischi per la salute.
La plicometria, utilizzata fin dai primi del ‘900, è una tecnica semplice e non invasiva per la ricostruzione della percentuale di massa grassa.
La correlazione tra il grasso sottocutaneo con quello totale, subisce delle variazioni in funzione: dell’età, del sesso e delle caratteristiche morfologiche dell’individuo.

Come eseguire la plicometria

L’accuratezza e la precisione nelle rilevazioni, sono legate all’esperienza dell’operatore nell’identificare con esattezza i punti di repere e al tipo di calibro utilizzato (Pollock et al., 1984).
Sul mercato esistono diversi modelli di calibri, da quelli molto semplificati in plastica, a quelli elettronici, a quelli molto sofisticati utilizzati in ambito clinico.
I prezzi per i plicometri sono molto variabili, si passa infatti da un minimo di 15 euro ad un massimo anche di 800-900 euro.
Il costo non deve far pensare che più si spende e più accurata sarà la misurazione, in questo caso infatti è molto più importante la capacità dell’operatore che svolge la plicometria.
I punti di repere più utilizzati dagli studiosi, per la loro sensibilità alla distribuzione del grasso sottocutaneo, sono: il petto, la coscia, al di sopra della cresta iliaca, sull’addome, sul tricipite.
Per effettuare la misurazione, una volta identificato con precisione il punto di repere, con il pollice e l’indice distanti tra loro circa 8 cm, si va ad afferrare lo spessore della piega della cute e del tessuto adiposo corrispondente.
La plica deve essere a questo punto sollevata, su di una linea perpendicolare all’asse longitudinale del sito, pollice e indice vengono spostati l’uno verso l’altro, con la plica che viene stretta fra le due dita.
Se si utilizza un calibro di quelli semplici in plastica, la misurazione termina quando si avverte con le dita un leggera resistenza; se si utilizza un calibro meccanico, il valore espresso dal plicometro deve essere rilevato dopo 4 secondi.
Una volta effettuate le misurazioni, i dati vengono elaborati utilizzando delle equazioni, o più semplicemente tramite l’utilizzo di software appositi.
È importante seguire una procedura standardizzata nelle misurazioni, per ridurre il margine d’errore (Harrison, et al., 1988):

  • non effettuare le misurazioni dopo un allenamento, dato che le variazioni dei fluidi corporei potrebbero sfalsare i risultati;
  • fare due rilievi per ogni sito;
  • mantenere lo spessore della plica sollevato durante la misurazione;
  • sollevare la plica un centimetro sopra il sito di misurazione;
  • effettuare i rilievi nella parte destra del corpo;
  • identificare con precisione i siti di misurazione e segnarli con una matita;
  • effettuare i rilievi seguendo un ordine di rotazione;
  • le estremità del plicometro devono essere mantenute perpendicolari alla plica.
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    1 settimana Ago
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